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Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Palermo | 21 Agosto 2019

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Legge di Stabilità 2015: in Finanziaria non solo tagli

Tagli da Spending Review, risparmi sul debito e gettito fiscale dal contrasto all’evasione: così Padoan finanzierà la Legge di Stabilità 2015 per la ripresa, nonostante le stime al ribasso su PIL e crescita 2014 in Italia.
Si prepara una Legge di Stabilità 2015 difficile, in cui l’Italia chiuderà il 2014 con un trend negativo sul PIL, ma il governo non rinuncerà ai tagli sul costo del lavoro né intende ritoccare le aliquote IVA: le risorse per la manovra finanziaria arriveranno dalla Spending Review e dalla lotta all’evasione fiscale, oltre che dalle minori spese per gli interessi sul debito (grazie a spread e costo del denaro inferiori). Questo, in estrema sintesi, il “piano” secondo le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
PIL 2014
L’appuntamento con la manovra quest’anno assume particolare rilevanza, perché a ridosso del dell’attesa fine della recessione, per quanto l’OCSE, Confindustria e Tesoro abbiano rivisto tutti le stime di crescita al ribasso: sarà un numero «molto più piccolo che in passato» ma «risalirà già dal prossimo anno e in misura crescente negli anni successivi», secondo il ministro. Resta il fatto che l’Italia è ancora in recessione a dispetto di quanto previsto.
DEF
I numeri del Governo sul PIL si conosceranno con la nota di aggiornamento del DEF (Documento di Economia e Finanza) il primo ottobre: in quell’occasione sapremo se sarà confermato il -0,4% stimato da OCSE e Centro Studi Confindustria o se l’Esecutivo prevede un andamento negativo ma meno pesante (-0,1/-0,2%).
Legge di Stabilità 2015
La Legge di Stabilità 2015 si presenta dunque cruciale per la ripresa. E allora vediamo come si configura. Una cifra resta fissa: la manovra conterrà tagli da 20 miliardi ma Padoan annuncia che «non verranno tutti dalla spending review»: 5 miliardi si liberano nel 2014 per la minor spesa degli interessi, grazie allo spread basso; si lavora per incrementare di 3 miliardi il gettito fiscale derivante dal contrasto all’evasione. La politica del governo, spiega Padoan, resta concentrata sui punti qualificanti della delega fiscale come la semplificazione e la maggio compliance, strumenti che dovrebbero riuscire a combattere i fenomeni elusivi con sempre più efficacia.
Tasse
Per aiutare il cammino verso una progressiva riduzione delle tasse, a cui il Governo si ispira, Padoan promette poco, limitandosi a confermare i programmi già avviati di riduzione del cuneo fiscale: diventerà strutturale il bonus di 80 euro, mentre resta l’incertezza sul taglio IRAP per le imprese. «Vedremo» si limita a dire, sottolineando le difficoltà di norme espansive davanti a situazioni di perdurante crisi e stringenti vincoli di bilancio («faremo di tutto per trovare risorse credibili»). C’è invece un preciso impegno in materia di IVA: no secco alle ipotesi di un possibile aumento delle aliquote del 4% e del 10%.
Padoan nega che ci sia in questo senso una richiesta specifica dell’Ue, e ribadisce: «non aumenteremo le tasse». Su questo punto, si può inserire una considerazione: sono appena arrivati i dati sull’Iva contenuti nel Report delle entrate tributarie internazionali del Dipartimento delle Finanze, che mostrano come l’Italia abbia il gettito più basso fra i paesi analizzati, pur con l’aliquota al 22%, fra le più alte. Il gettito Iva nei primi sette mesi del 2014 è salito del 3,1%, la crescita più bassa fra i sette paesi analizzati (gli altri sono Spagna, Irlanda, Regno Unito, Francia, Germania e Portogallo).
Riforme
La partita della ripresa, in definitiva, si gioca fra una legge di bilancio da 20 miliardi e le riforme economiche. Anzi, sono proprio queste ultime la vera ricetta anti-crisi su cui il Governo punta, perché «riusciremo ad avere numeri migliori se aggrediamo le vere cause che stanno dietro questi numeri», spiega il ministero riferendosi alla difficoltà di agganciare la crescita. Affermazione che sono sulla stessa linea di quelle del premier Matteo Renzi nel corso dell’informativo alle Camere sul programma dei mille giorni, che punta sulle riforme per far ripartire il paese.
Anche Padoan insiste sulla Riforma del Lavoro, che deve «semplificare le norme», riducendo le tipologie dei contratti (oggi più di 40): «ne vogliamo uno solo o al massimo due» dice il ministro, legando le retribuzioni ai livelli aziendali e riformando gli ammortizzatori. In questo quadro, secondo Padoan, «l’articolo 18 diventa un non problema».
(Fonte PMI)

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