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Licenziamento: se il codice disciplinare non è affisso


Ordine Informa

Non sempre il licenziamento è illegittimo quando manca l’affissione del regolamento in un luogo accessibile a tutti i lavoratori.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di affiggere il codice disciplinare in un luogo di lavoro accessibile a tutti i dipendenti, affinché questi lo leggano e possano rispettarlo [1]; questo deve indicare quei comportamenti che violano prassi operative o non integranti usi normativi o negoziali. Diversamente, la giurisprudenza ritiene illegittimo il licenziamento per ragioni, appunto, di carattere disciplinare.
Ma ciò non vale sempre.
Secondo, infatti, una recente sentenza delTribunale di Firenze [2], resa sul filone dell’interpretazione già fornita dalla Cassazione [3], è certo vero che, in materia di licenziamento disciplinare, vige il principio della necessaria pubblicità del codice disciplinare, ma esso non è necessario in caso di licenziamento avvenuto per condotte dei dipendenti che abbiano violato norme penali o contrastanti doveri etici. Questi ultimi comportamenti, sono di per sé sufficienti all’ irrogazione della sanzione.
La legge non ammette ignoranza
In pratica, il corretto pensiero dei giudici è quello di ritenere il codice disciplinare necessario solo per intimare i licenziamenti derivanti da violazioni di regolamenti interni alla azienda, ma non anche per quelle norme di legge che, in quanto tali, dovrebbero ben essere conosciute a tutti, al di là dell’affissione del codice disciplinare. Per esempio, è chiaro che il nostro ordinamento punisce il furto: di conseguenza, nel caso di appropriazione indebita di beni aziendali non v’è dubbio che si possa provvedere a licenziare anche se il codice non è stato affisso sul luogo di lavoro.
Dunque, in tema di sanzioni disciplinari, la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica quando il licenziamento sia scattato per la violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro (per esempio un lavoratore che si assenti arbitrariamente e senza giustificazione dal luogo di lavoro [4]), ossia per quei comportamenti di cui il lavoratore può autonomamente percepire il disvalore in quanto siano violativi di ciò che, nella coscienza sociale, è sentito come codice etico fondamentale.
[1] Art. 7 Statuto dei Lavoratori.
[2] Trib. Firenze, sent. n. 1064/2014.
[3] Cass. sent. n. 24392 del 17.11.2014.
[4] Cass. sent. n. 25311 dell’11.11.2013.
(Fonte: La Legge per tutti)


Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Palermo
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