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Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Palermo | 21 Settembre 2019

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Lavoro, no disoccupazione se il contratto cessa di comune accordo

Solo a chi si dimette per giusta causa spetta l’assegno di disoccupazione; diversamente, in caso di cessazione del rapporto di lavoro con il reciproco accordo del datore di lavoro e del dipendente, quest’ultimo non può presentarsi all’Inps e pretendere l’indennità per la perdita del lavoro. È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza [1].
“Se mi licenzio mi spetta la disoccupazione?”, una domanda che spesso si pone il dipendente quando l’ambiente lavorativo non è più stimolante o presenta delle criticità tali da renderlo non più conveniente. Di certo l’assegno di disoccupazione (che attualmente si chiama Naspi) spetta sempre a chi viene licenziato, anche se il licenziamento avviene per motivi disciplinari (leggi “Disoccupazione anche ai licenziati per giusta causa”). Invece, nel caso di dimissioni, solo quelle motivate da serie ragioni, che risiedano in comportamenti addebitabili al datore di lavoro o a cause comunque dipendenti dall’ambiente lavorativo, danno diritto all’assegno dell’Inps. Un esempio sono il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, le avances del capo, il demansionamento, la mancata tutela della salute sul posto di lavoro. Invece, nel caso di dimissioni dovute a valutazioni personali del dipendente, come l’impossibilità di fare carriera, non rilevano e, in tali casi, non si ha diritto alla disoccupazione.

La Cassazione ha quindi ricordato che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro per risoluzione consensuale, il dipendente non ha diritto alla Naspi. Se il lavoratore se ne va dall’azienda in assenza di una giusta causa, ma perché, effettuando delle considerazioni di opportunità e convenienza personale, ritiene che non vi siano possibilità di progressione in carriera e di crescita professionale (anche se conseguenti alla chiusura di un reparto di cui il dipendente è responsabile) allora non può richiedere l’assegno di disoccupazione.

I giudici hanno più volte ricordato che, in caso di dimissioni volontarie, non spetta l’indennità di disoccupazione a chi, avendo la possibilità di proseguire il proprio rapporto di lavoro, rinuncia al posto ponendosi spontaneamente nella posizione di disoccupato. Opposta è la conclusione, invece, nel caso di dimissione per giusta causa, la quale, però, ricorre solo a seguito di un gravissimo inadempimento dell’azienda o di un’altra causa oggettivamente idonea a ledere il vincolo di fiducia tra l’azienda e il dipendente.

[1] Cass. sent. n. 17303/2016 del 24.08.2016.

[2] Cass. sent. n. 1590/04.

(Fonte: La Legge per tutti)

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