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Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Palermo | 21 ottobre 2017

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Parcheggio incivile, chi blocca il transito commette reato

Condomini maleducati che lasciano l’auto in modo incivile? Visto che il carro attrezzi non può operare nelle aree private quale, appunto, è il cortile condominiale, la tutela arriva direttamente dal codice penale: difatti, secondo una recente sentenza del Tribunale di Ascoli Piceno [1], parcheggiare la propria auto in mezzo alla corsia di transito dello spiazzo comune, impedendo così agli altri condòmini di entrare ed accedere ai propri posti auto oppure di uscirne per immettersi sulla strada, è un reato. Secondo i giudici marchigiani il reato contestabile, in questi casi, è quello di violenza privata. Il concetto di violenza, infatti, comprende un ventaglio di comportamenti molto ampio, che prescinde dai mezzi utilizzati.
Chi blocca il passaggio a un’altra auto si sporca, dunque, il casellario giudiziario e, oltre a scontare la severa pena prevista, per questi casi, dalla legge [2], pena che può arrivare fino a ben 4 anni di reclusione, sarà tenuto a risarcire i danni in via civile. La quantificazione del risarcimento dipenderà anche dalla “bravura” della parte lesa a dimostrare i pregiudizi da questa subiti che, oltre a consistere nel danno morale conseguente alla coartazione fisica di non passare e di vedersi costretti a non compiere le proprie attività quotidiane, potrà anche consistere in quello patrimoniale per le eventuali occasioni di guadagno mancato (si pensi a un agente di commercio che perda un appuntamento per non essere riuscito a immettersi sulla strada principale o a un professionista che non sia stato in grado di raggiungere un proprio cliente).
Insomma, conseguenze tutt’altro che tenui, quelle per chi chiude il transito con l’auto, considerato che potrebbe anche trattarsi di maleducazione o, peggio, di una vendetta tra vicini di casa per un precedente torto subito (nel qual caso, peraltro, potrebbe aggiungersi anche l’ulteriore reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni).
Peraltro, quando il comportamento viene ripetuto nel tempo e determinato con il preciso scopo di danneggiare uno o più specifici proprietario, si possono configurare anche gli estremi dello stalking condominiale, figura ormai riconosciuta pacificamente dalla giurisprudenza della stessa Cassazione.
Sul punto la giurisprudenza è ormai pacifica. Sulla stessa linea anche le Sezioni Unite della Suprema Corte [3] che hanno avuto modo di precisare, nel 2013, come tale interpretazione sia ormai in linea con quasi tutte le sentenze della Cassazione penale secondo cui integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio a più persone o anche a una sola, impedendo a questa di muoversi, considerato che ai fini della configurabilità del delitto in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione [4].
[1] Trib. Ascoli Piceno sent. n. 859/16 del 26.09.2016.
[2] Art. 610 cod. pen.
[3] Cass. S.U. sent. n. 28487/2013.
[4] Cass. sent. n. 21779/2006, n. 603/2011, secondo cui integra il reato di violenza privata, di cui all’art. 610 cod. pen. la condotta di colui che, avendo parcheggiato l’auto in maniera da ostruire l’ingresso al garage condominiale, sì rifiuti di rimuoverla nonostante la richiesta della persona offesa.
(Fonte: La Legge per tutti)